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SEMINARIO - MEDICINA DI GENERE "NUOVE PROSPETTIVE NELLA SALUTE "

22/3/2018 Grande è stato il successo partecipativo incontrato dal Seminario proposto dal Coordinamento Donne CISL USR Lombardia, della Fnp e della Cisl Medici, svoltosi a Milano ieri 21 marzo al centro Culturale di Largo corsia dei servi su Salute e Medicina di Genere.
La Medicina di genere non è una nuova branca della medicina e neanche la medicina delle donne ma un modo innovativo di leggere tutta la medicina, verso quella dimensione della appropriatezza e precisione che costituisce il traguardo di un futuro ormai prossimo.
Per l’Istat le donne rappresentano il 58% popolazione di ultra 65enni e il 70% degli ultra 85enni, con una speranza di vita di quasi 5 anni maggiore per le donne, che si manterrà tale per i prossimi anni, ma con una qualità di vita di maggiore disabilita’ oltre che di divario economico.
Sono prevalentemente le donne a gestire i problemi di salute in famiglia, a fare da caregiver. E se accedono più degli uomini alle strutture del SSN, assumono più farmaci ma hanno, in misura maggiore, effetti avversi, (50% in più degli uomini’). Non solo, le donne muoiono più per una causa cardiovascolare che per tumori.
E spesso il sesso e il genere come determinante di salute si rivela oggetto di paradossale negligenza e causa di discriminazione nella diagnosi, nella terapia e nella prevenzione come anche nell’accesso alle cure.
Il breve excursus storico illustrato da Antonia Carlino, ginecologa e coordinatrice Donne Cisl Medici Lombardia, dalla medicina androcentrica alla medicina ginecologico-riproduttiva, ha sottolineato come, date le evidenze scientifiche, e’ ormai tempo di passare in medicina a un nuovo paradigma che tenga in gran conto le differenze biologiche, sessuali, epidemiologiche e di genere, fino a poco tempo pressoché ignorate in quasi tutte le malattie, nel la loro insorgenza, evoluzione, sintomatologia, prognosi e terapia.
Perche’ la marcia della pari opportunità’ passa anche attraverso una proposta culturale di equità delle cure, proposta che va inoltrata a quanti fanno medicina e a quanti ne usufruiscono.
Approfondendo gli aspetti di genetica e epigenetica delle malattie a più alta incidenza femminile, Paola Matarrese, ricercatrice presso il Dipartimento Medicina di Genere dell'Istituto Superiore di Sanità’, ha portato le ultime novità in tema di etiopatogenesi delle malattie autoimmuni così frequenti fra le donne.
Mentre sui fattori psicosociali che incidono sulla salute, a cominciare dalla relazione medico-paziente, comunicazione verbale e non verbale, medico-donna, medico-uomo, pregiudizi e stereotipi anche nelle impostazioni metodologiche delle ricerche, per esempio sul dolore e la sua percezione, così diversi tra maschi e femmine, ha focalizzato la sua attenzione Fulvia Signani sociologa e psicologa della salute presto l’università di Ferrara .
Le implicazioni economiche che Politiche sanitarie inclusive del genere come determinante di salute, e come governo di sistema hanno nel riconoscimento delle differenze nelle prescrizioni terapeutiche appropriate e nell’organizzare offerte di servizi sostenibili, sono state esaminate da Filippo Cristoferi ricercatore di economia sanitaria università Cattolica di Milano.
A tali relazioni e’ seguita una tavola rotonda su pari opportunita’ e politiche territoriali della salute, moderata dalla Coordinatrice Donne USR, cui hanno dato il loro contributo di esperti la Consigliera di Parità’ Regione Lombardia Carolina Pellegrini, Cinzia Frascheri responsabile Dipartimento Nazionale Salute e Sicurezza CISL Confederale, Barbara Garavaglia Direttore UO di Neurogenetica Molecolare, oltre che Presidente del CUG dell’Istituto Besta di Milano, Danilo Mazzacane Segretario Generale Cisl Medici Lombardia, portando ciascuno la propria esperienza e il proprio punto di vista in tema di salute e pari opportunità.
Ha brillantemente concluso i lavori, la sintesi di Pier Luigi Rancati della Segreteria Regionale USR Cisl, da sempre laboratorio di riconoscimento delle differenze, auspicando che i decisori di salute possano considerare il contributo reale della medicina di genere alla salvaguardia intelligente del SSN, minacciato, a quaranta anni dalla sua istituzione, nel suo universalismo da una lettura solo economicistica quanto mai grossolana che penalizza i bisogni di salute di entrambi i generi.

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