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LETTERA DEL SEGRETARIO NAZIONALE DOTT.SSA ANNALISA BETTIN PER L'8 MARZO

08/3/2018

il mercato del lavoro italiano è noto oltre che per il persistente basso tasso di occupazione femminile (48,1 % di occupazione femminile contro il 66,5% di occupazione maschile) per le disparità di genere. Le diseguaglianze di genere colpiscono anche le Donne Medico e le Professioniste Sanitarie. Abbiamo assistito negli ultimi anni ad una inarrestabile e continua diffusione di condizioni di lavoro precarie che colpiscono soprattutto le Donne Medico e le Professioniste Sanitarie più giovani, minando la loro autonomia, l’autodeterminazione, la partecipazione civile e sociale, le loro aspirazioni e la fiducia nel futuro, nonché  la possibilità di fare progetti di lungo periodo per la propria vita, tra cui la maternità. La condizione di precarietà diventando paradossalmente stabile, toglie il futuro alle generazioni e le donne medico ne pagano il prezzo più alto; quando poi riescono ad essere stabilizzate  sono costrette a rinunciare o a rinviare la propria  carriera per sopperire agli impegni di cura – lavoro per i familiari. Non ci sono investimenti reali per aumentare e migliorare la copertura dei servizi per la prima infanzia e le misure riguardanti la maternità, la paternità, i congedi parentali e i benefit per la prima infanzia sono sporadici e inadeguati. Le donne medico hanno difficoltà di accesso a posizioni di alto livello, responsabilità inadeguate rispetto alle qualifiche, sono concentrare in un ristretto numero di discipline e ai livelli più bassi della scala gerarchica. Esiste poi la piaga della violenza: solo lo scorso anno abbiamo assistito ad un escalation di forme di violenza verbale e fisica anche estremamente gravi verso le Donne Medico e Professioniste sanitarie di cui non sempre è stata riconosciuta la gravità vuoi per una più o meno velata minimizzazione quando non giustificazione degli autori di violenza, vuoi a causa della narrazione fatta dai media. Si adotta un approccio neutro eccetto qualche autorevole  voce  di denuncia, prime fra tutte quella del nostro Segretario Generale Dott. Biagio Papotto e della Segretaria Generale CISL Annamaria Furlan.
 
 
In Italia la percentuale dei Camici Rosa è da tempo attorno al 60 % e al di sotto dei 35 anni il 65 % dei dottori è Donna. Sebbene negli ultimi anni sia cresciuta sia la percentuale di Donne Medico iscritte agli Ordini dei Medici sia la loro presenza negli Organismi rappresentativi, la crescita rimane comunque sottodimensionata e ci sono ancora Ordini con zero donne in Consiglio. La maternità è uno dei maggiori ostacoli all’accesso e alla permanenza delle donne medico nella Professione perché considerata tutt’ora uno svantaggio anziché un valore sociale il cui costo deve essere assunto dalla comunità,  anche in termini monetari. I tempi sono maturi per cambiare paradigma, per considerare le Donne nella Sanità una risorsa e non un problema, per lavorare nella concretezza per il miglioramento delle condizioni lavorative dei medici tutti ed in particolare delle donne medico perchè nella sanità non sono le donne ad essere troppe bensì le barriere. Lavoriamo insieme per eliminarle, la Cisl Medici è pronta: buon 8 marzo alle Donne e agli Uomini!
 
Un caro saluto
 

 

Il Segretario Nazionale Cisl Medici 

Responsabile Politiche di Genere e Welfare,    

delle Pari Opportunità e del Coordinamento Donne

Dott.ssa Annalisa Bettin

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