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MEDICI E CITTADINI: UNA NUOVA ALLEANZA PER LA PERSONA E PER IL LAVORO
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LETTERA INTERSINDACALE AL MINISTRO DELLA SALUTE

13/2/2019

Illustre Ministro,
il comunicato emesso dai suoi uffici dopo l’incontro del 22 gennaio con le Organizzazioni Sindacali della Dirigenza medica, veterinaria e sanitaria, riconosceva che “I medici hanno capito che il ministro della Salute è il loro primo alleato”. Non solo, ma anche che “L’interesse comune è tenere in piedi il Ssn, riassegnando alla sanità pubblica una centralità e una dignità che negli anni è venuta progressivamente meno”, anche attraverso un dialogo con le parti sindacali finalizzato a “trovare soluzioni praticabili perché chi lavora nella sanità pubblica sia giustamente e finalmente valorizzato”.
Tra l’altro, è stata condivisa “la necessità di aprire un tavolo con Mef e Funzione pubblica per trovare una soluzione percorribile alla questione della retribuzione individuale di anzianità (Ria), che di fatto è congelata nei bilanci regionali”.
Forti di questo riconoscimento e degli impegni correlati, le Organizzazioni Sindacali hanno sospeso lo sciopero nazionale che avevano proclamato per il 25 gennaio.
Le Organizzazioni Sindacali hanno sempre considerato la questione dell’utilizzo, a partire dal CCNL 2016-2018, delle risorse accessorie, sciaguratamente bloccate dal precedente Governo con il Dlgs 75/2017, fondamentale per il miglioramento delle condizioni di lavoro, il cui degrado è tra i moventi più forti della fuga di giovani e meno giovani dal lavoro in ospedale e nei servizi, e per la rapida conclusione della vertenza contrattuale da troppo tempo in corso.
Pertanto, le stesse, Le chiedono di attivarsi con urgenza per l’apertura del tavolo tecnico di cui in oggetto. In attesa di riscontro, si porgono distinti saluti.

CITTADINI DI SERIE A, B e C? di Biagio Papotto

11/2/2019

ci siamo, di nuovo; oppure – usando un’espressione romanesca – ci “facciamo”?

Vogliamo davvero, dopo aver portato il SSN sul ciglio del burrone, assestare la spinta definitiva e far precipitare milioni e milioni di cittadini in una situazione di abbandono?

Si, perché non ci sembra di esagerare se così definiamo il quadro che si sta lentamente ma – pare – inesorabilmente venendo a creare per la salute degli italiani.

E quando scriviamo “italiani” forse stiamo scrivendo qualcosa di obsoleto, poiché ce ne sono e ce ne saranno di diverse tipologie, ancor più di adesso… Persone che – senza alcuna responsabilità diretta, se non essere residenti in una regione piuttosto che in un’altra, magari a pochi km. di distanza – si comportano da cittadini onesti, pagano le tasse e… ottengono meno.

Tutto questo a prescindere da qualsiasi motivazione che non sia quella geografica, territoriale!

Se infatti si lasciasse passare sotto silenzio il tentativo di “smantellare” lo stato sociale con una autonomia amministrativa spinta, come nel caso delle maggiori autonomie accordate ad alcune regioni (che sono state da due illustri giuristi appropriatamente disegnate come in procinto di avere potestà persino maggiori e più ampie di quelle “a statuto speciale”), occorre riflettere seriamente su cosa – in breve tempo – potrebbe accadere allo Stato, nell’accezione più stringente. nel suo complesso.

Si, perché le proposte di maggiore autonomia asseverate dal governo presieduto dall’on. Gentiloni parlano anche di maggiori titolarità nei rapporti di lavoro e financo nei rapporti con le istituzioni europee e quindi la politica estera… Ci rendiamo davvero bene conto di cosa stiamo rischiando?!?!

A stento riusciremmo ad accettare che le regioni abbiano potestà su ambiente e tutela del territorio, perché – se da un lato è ovvio che vi sia localmente una maggiore conoscenza - è anche inconfutabilmente vero che l’ambiente in se’ rappresenta e deve rappresentare un “unicum”, il biglietto da visita dell’Italia intera, e non di parti di essa. Allo scopo è emblematico il luttuoso ricordo di Chernobyl, quando la nube tossica non ebbe certo riguardo alcuno per le nazioni più diligenti in tema di salvaguardia dell’ambiente.

Ecco…cosa vogliamo fare, in Italia? I cittadini delle regioni senza particolari autonomie, ma che pagano puntualmente le tasse, devono essere penalizzati e “godere” di una redistribuzione delle sempre più scarne risorse a disposizione, dopo che le ragioni più ricche (e che si ritengono anche le più brave) hanno trattenuto il 90% del gettito di riferimento dalle casse dello Stato italiano.

In parole molto povere: io pago le tasse come tutti e – poiché risiedo in una regione meno “brava” - ricevo un trattamento peggiore?!?!

Stiamo scherzando?!?! Non sono un cittadino italiano? C’è una serie A, una B, una C, come nel calcio? La “N” finale di SSN significa…cosa? Negligente? Neghittoso? Nullatenente?

Ci domandiamo se la Costituzione sia ancora osservata nella pienezza delle sue previsioni e non soltanto per sfruttare alcune “pieghe” nei suoi dettati.

Non è neppure immaginabile il danno che deriverebbe dall’adozione di misure parcellizzanti, al di là delle sacrosante affermazioni dei giuristi sopra richiamati, che intelligentemente fanno notare come il mancato mantenimento preter-decennale degli accordi causerebbe un collasso pressoché certo delle nuove situazioni venutesi a creare, oltre a richiedere pressoché in sincrono una maggiore autonomia delle regioni a statuto speciale, che si vedrebbero persino superate nella loro attuale condizione che fino ad oggi le distingueva.

La CISL Medici ribadisce la propria totale contrarietà ad uno “spezzatino” di competenze e trattamenti, a questo sempre più concreto smantellamento dello stato sociale, e – come in passato – lotterà con ogni possibile mezzo per contrastare queste spinte che si definiscono “autonomiste” ma si rivelano solo come egoiste.

MANIFESTAZIONE UNITARIA NAZIONALE CGIL CISL UIL 9 FEBBRAIO 2019 - ROMA

09/2/2019

CONQUISTE DEL LAVORO -  CGIL CISL UIL IN PIAZZA

UNA LEZIONE DI DEMOCRAZIA AI PROFESSIONISTI DEL VIRTUALE

Una piazza San Giovanni colorata dalle bandiere di Cgil, Cisl e Uil e stracolma come non si vedeva da anni. Così stamattina decine di migliaia di persone hanno manifestato fisicamente il loro dissenso sulle scelte di politica economica del governo gialloverde. Una partecipazione impressionante. La questura ha già parlato di almeno 100mila persone, mentre gli organizzatori non hanno fornito cifre ufficiali, ma fonti interne ai sindacati parlano di 300mila persone. L'ultima manifestazione di questa portata fece cadere il governo Berlusconi. Di sicuro, mentre poco dopo le 11 sono iniziati gli interventi dal palco, il fondo del corteo era ancora in piazza della Repubblica...

PAPOTTO (CISL Medici) SOSTENIBILITA' E QUALITA' UN BINOMIO INSCINDIBILE, LA POLITICA PRENDA DECISIONI RESPONSABILI.

11/2/2019

In questi giorni assistiamo sconcertati ad una ridda di accuse e polemiche tra politici, tecnici, cultori della materia, ed una serie di portavoce di qualcosa o qualcuno che esprime giudizi e propone ricette miracolistiche per salvare il sistema sanitario universale - lo ha affermato Biagio Papotto - Segretario Generale Cisl Medici - che ha così proseguito:non vorremmo ripeterci, ma giova ricordare che la qualità del nostro sistema sanitario è tale grazie ad un gruppo di Medici, dirigenti sanitari frutto di un percorso di formazione rigoroso, certificato e qualificante, se in nostri camici bianchi fanno gola a tutto il mercato sanitario mondiale è proprio grazie alla alta e rigorosa preparazione offerta dal nostro sistema formativo. Riteniamo folle e pericoloso in nome della “sostenibilità” cercare scorciatoie o percorsi formativi non qualificanti o surrogati di specializzazione rilasciati da organi “commerciali” e non terzi, non possiamo accettare specialisti di serie A o specialisti di serie B o C. Siamo pronti a discutere su tutto ma non sulla “formazione a sconto”. Rigore, terzietà e alta qualità degli studi dei nostri medici e sanitari non è barattabile - continua Papotto - abdicare altre prerogative istituzionali alla moda del regionalismo e dell’emergenza perenne è una strada senza ritorno. Se vogliamo creare percorsi di formazione diversi universitari e ospedalieri certificati e valutati da un organo terzo siamo pronti a dare il nostro contributo, se si vuole assumere personale medico senza specializzazione occorre cambiare la legge a partire dal DL 502/92, ma qui occorre che la politica faccia la sua parte e scelga il da farsi. Occorre investire risorse e fare una seria programmazione cosa che ormai da 20 anni non vediamo nel nostro paese, e rimasta solo la nostra coscienza e il nostro “alto indice reputazionale” non svendiamo anche quello in nome di una semplificazione frutto di esclusive e miserrime esperienze personali e non di ricerca studio e rigore scientifico - conclude Papotto.

FUTURO AL LAVORO - MANIFESTAZIONE NAZIONALE - ROMA 9 FEBBRAIO 2019

31/1/2019

Concentramento Corteo ore 9.00 in Piazza della Repubblica

Comizio Conclusivo ore 11.00 in Piazza San Giovanni in Laterano

 

BORSA DI STUDIO "GIUSEPPE GARRAFFO" 2019

07/2/2019

 

2 borse di studio di € 2.500,00 ciascuna per giovani iscritti alla Cisl Medici.
Destinatari giovani medici tra i 23 e i 36 anni iscritti alla Cisl Medici figlio/a di iscritto alla Cisl Medici o altra categoria della CISL.  

Le domande dovranno pervenire entro e non oltre il 3 ottobre 2019.  

LA MEGLIO GIOVENTU' di Biagio Papotto

24/1/2019

 

C’era una volta la “meglio gioventù” di “belle speranze e fantasioso ingegno” di questo paese che grazie al mirabile sistema formativo, i sacrifici economici delle proprie famiglie, la propria vocazione e caparbietà, decideva di intraprendere un lungo e faticoso cammino che l‘avrebbe portato a praticare la professione più bella del modo: il medico. Le società cambiano, si evolvono, diventano globalizzate e anche i camici bianchi italici vengono coinvolti in questi cambiamenti. Cosi il “libero mercato” coinvolge una professione, proponendo condizioni lavorative migliori.

Ebbene facciamo il punto: 1) Sono anni che parliamo di aumento spropositato del contenzioso giudiziario, risultato: aumento dei premi assicurativi e della medicina difensiva. 2) Sono anni che parliamo di “gogna mediatica medica” risultato: carenza di specialisti ad alto indice di “rischio di denuncia” 3) Sono anni che parliamo di contratti bloccati risultato: nascita di “cacciatori di teste” che propongono contratti molto più gratificanti in paesi che prima di noi hanno commesso errori di “programmazione” 4) Sono anni che parliamo di burocratizzazione eccessiva della professione medica, nella quale “Kapò” asserviti alla politica di turno fanno la caccia alle streghe a chi non si allinea alla loro logica   “del travet”, risultato: i pochi giovani che rimangono nello stivale vanno a lavorare nel privato ed i “diversamente giovani” lasciano anzitempo il lavoro pubblico e migrano verso climi più miti e gratificanti.

L’elenco potrebbe essere più lungo e tedioso ma adesso veniamo alle domande. Davvero qualcuno pensa che i pochi giovani medici figli dell’Erasmus e della I.T. (Information tecnology) possano decidere di rimanere in un paese che li sottopaga, li coinvolge nel quotidiano tritacarne mediatico senza prospettive di carriera e vessati da frustrati funzionari pronti a redarguire minacciare e sminuire il loro operato? Qualcuno pensa che l’arrivo di medici da paesi molto lontani in cui formazione ed esperienza, di dubbia certificazione, che accettano paghe da fame, condotti da intermediari senza scrupoli, possa risolvere la carenza di medici conservando l’altissima qualità del nostro Sistema Sanitario Nazionale? E a proposito di servizio sanitario, che di Nazionale ormai ha solo il nome, qualcuno pensa ancora che la regionalizzazione sia stata una scelta “sensata” con l’aumento di discrepanze tra regioni e d’aumento spropositato di costi e poltrone?

Ormai la situazione è tragica, ma non vorremmo che le “brillanti” soluzioni che aleggiano nell’aria siano peggio del problema, l’aumento di richiesta di autonomia delle regioni, la legalizzazione di contratti sottopagati e vessatori, il silenzio contro le aggressioni e la violenza verso chi dedica la propria esistenza a lenire le sofferenze altrui sono segnali che ci preoccupano.

E’ giunto il momento di smetterla con la solita scusa della situazione ereditata, occorre tornare alla cultura della responsabilità e forse come diceva un filosofo ad evitare una collettività caratterizzata da tolleranzaindiscriminata perché essa è inevitabilmente destinata ad essere stravolta e successivamente dominata dalle frange intolleranti presenti al suo interno.

 

FIGLI E FIGLIASTRI di Biagio Papotto

22/1/2019

Egregio Direttore di Quotidiano Sanità,

è forte – confesso - la tentazione di rispondere ad Ivan Cavicchi, che sul giornale da Lei diretto pone interrogativi mai banali e, nella fattispecie, di incontrovertibile peso e realismo.

La risposta - onnicomprensiva e secca assieme - sarebbe: figli e figliastri.

Mi consenta però alcune righe per argomentare in modo più chiaro il significato che annetto a tale definizione e – soprattutto – come la CISL Medici inquadra il problema e valuta le possibili soluzioni.

I “figli e figliastri” citati poco sopra non sono per noi le Regioni, sia pure evidentemente in qualche caso favorite e in molti casi invece ancor più trascurate di quanto lo siano adesso, da una riforma pseudo-costituzionale che di tale termine ha ben poco.

Certo: alcune regioni vanno bene e andrebbero (forse) ancora meglio, mentre ci si sgola a dichiarare che quelle che fossero (FOSSERO ? L’intero sistema annaspa da anni !) in difficoltà sarebbero aiutate. Non si sa in quale misura, non si sa in quale modo, non si sa per quanto tempo e infine non è dato di sapere neppure quali sarebbero gli indicatori ritenuti sufficienti e necessari per accedere “agli aiuti” e lo status da raggiungere per essere dichiarati “guariti”. No. Non le regioni.

Sono i cittadini di tutte quelle regioni i veri figliastri!

Per carità, Onorevole Grillo, nella Sua qualità di Ministro della Salute non può certo ignorare la storia per favorire la geografia, ci permetta il gioco di parole.

Il diritto alla salute va inteso come un diritto esigibile ESATTAMENTE allo stesso modo in qualsiasi presidio sanitario del territorio nazionale. Combattendo anche aspramente qualsiasi spreco e/o abuso, ma non penalizzando in alcun modo innocenti cittadini la cui unica “colpa” sarebbe di risiedere nel posto sbagliato al momento di aver necessità di assistenza e cure.

Nel giro di pochi anni si assisterebbe infatti ad un incremento esponenziale della “rinuncia alle cure” non solo perché le persone non potrebbero più permetterselo individualmente, ma – fatto di gravità inaudita – perché le regioni in cui abitano quei cittadini non potrebbero neppure provare ad assicurare i livelli di essenziali di assistenza.

Un mondo della sanità in cui le distanze tra i pochi privilegiati e i molti derelitti si acuirebbe, in dispregio di qualsiasi dichiarazione di conservare il già abbastanza fiacco modello universalistico.

Poi, dopo esserci preoccupati dei cittadini… Si, magari ci farebbe piacere sapere COSA resterebbe garantito a livello nazionale e cosa invece diventerebbe “locale”. I contratti, i piani assunzionali, la formazione. Se il SSN debba diventare una “federazione di sistemi autonomi”. No. MAI.

E’ del tutto ovvio che le domande che I. Cavicchi pone al termine del suo recente intervento su QS sono le stesse spesso formulate dalla CISL Medici, e lo scriviamo non per una sciocca corsa alla primazia nelle interrogazioni, ma per ottenere finalmente una qualche risposta, una garanzia che un partito politico quale quello di cui Lei è esponente, Ministro, non cada nella fatale trappola di un accordo per garantire un abbraccio politico che si farebbe ancor più ferale.

Non ci permettiamo – con questo – di tracciar la linea di alcun partito, sia chiaro, ma è un fatto che il SSN non può essere mortificato da una ulteriore “demarcazione” tra regioni brave, belle e funzionanti e la gran parte restante del ns. Paese che qualcuno silenziosamente consideri e descriva sulle carte come  “hic sunt leones”.

Anche perché i leoni, modestamente, Le assicuriamo che ci sarebbero, per difendere ad ogni costo i cittadini e i professionisti della sanità.

Poche locomotive che “tirano” in direzioni diverse finiscono irrimediabilmente per lacerare un tessuto già logoro e che invece ha bisogno disperato di attenti e mirati interventi. Corali.

Ci ascolti, Ministro, ascolti le ns. ragioni. Ci aiuti a non far mortificare ancora le centinaia di migliaia di persone che ogni giorno ci mettono passione e preparazione. Noi non mettiamo in dubbio le Sue.

Grazie per la Sua attenzione

IL MERITO E IL METODO di Biagio Papotto

18/1/2019

Solitamente le due parole sono pronunciate in ordine inverso, ma ci preme affrontare la questione prima nel merito.

Il disegno di legge che prevede (finalmente!) di affrontare la pericolosa situazione che i medici (e non solo) si trovano ad affrontare quotidianamente per il solo fatto di cercare di curare al meglio le persone è un primo punto, importante ma non sufficiente, perché occorreranno tempi certamente più lunghi rispetto ad una decretazione d’urgenza (e la situazione è ben oltre i limiti che imporrebbero l’urgenza) e perché non si riconosce al medico o al professionista che lavora in ambito sanitario quella qualifica di “pubblico ufficiale” che non gli garantirebbe forse il rispetto che merita, ma almeno consentirebbe una diversa e più rapida incisività all’azione penale susseguente agli atti che ogni giorno si compiono verso i camici bianchi.

Abbiamo scritto, però, è lo ripetiamo, che almeno si compie un primo passo. I colleghi che hanno perso la vita e coloro che la rischiano più o meno consapevolmente ogni volta che hanno a che fare con pazienti e congiunti di cui non possono prevedere le reazioni lo meritavano.

Fin qui il merito.

Come CISL Medici, ci perdonerete, siamo però quasi più preoccupati per il metodo.

Ci domandiamo cioè se questo non sia il classico “placebo” che offre una soluzione all’opinione pubblica per far ritenere che per i medici le cose vanno migliorando e che quindi anche per il SSN e l’Italia le cose andranno meglio.

Perché allora non ci siamo proprio… Sia chiaro: non ci siamo proprio.

In primis perché i medici sono aggrediti proprio come gli insegnanti, o il personale delle ferrovie o i conducenti dei bus o mille altre categorie poco pagate e molto a rischio. E’ un problema quindi della società a tutto tondo e non della particolare professione lavorativa svolta da ciascuno. Si ritiene di aver subito un torto e ci si fa giustizia da soli, magari incoraggiati da qualche politico.

Un’Italia allo sbando dove solo la sopraffazione (verbale in tv, fisica nella vita di tutti i giorni) è la via per ottenere soddisfazione. Un nuovo medioevo, insomma, se ci pensiamo un attimo.

E poi il metodo è sbagliato perché stiamo parlando – per i medici – di persone con una preparazione di prim’ordine, gli stranieri fanno a gara per assumerli, (vedi notizie giornalistiche di questi giorni) a comprova dell’eccellenza che le ns. scuole mediche – a dispetto delle risicate risorse – ancora offrono), che sperimentano, sviluppano e consolidano tecniche innovative, che si inginocchiano letteralmente accanto ai pazienti adagiati su barelle di fortuna messe a terra, nei corridoi di ospedali fatiscenti, mentre i politici giocano a chi “taglia di più “.

Stiamo parlando insomma delle persone che non smettono mai di studiare e di aggiornarsi per curare gli altri.

Persone che dimenticano il proprio interesse sia quando indossano il camice, sia quando lo tolgono, perché non si smette mai di essere un medico.

Neppure quando lo stato (patrigno) si dimentica per 10 anni di rinnovarti un contratto che all’estero potresti serenamente raddoppiare. Senza essere insultato e picchiato mentre cerchi di fare soltanto il tuo lavoro.

 

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