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IL VIZIO DEI NUMERI di Biagio Papotto

03/10/2017
  approfitto della cortese concessione dello spazio nella Sua testata per riflettere su una inveterata abitudine – del tutto italica, ho il sospetto – di attribuire numeri progressivi in crescita a cose che in realtà cambiano poco o niente. Da neofita dell’informatica ho notato che in quel campo almeno si tende ad incrementare i numeri solo se la nuova versione di un programma (oggi ci è più familiare il termine “app”) è profondamente diversa dalle precedenti. Non una vera rivoluzione copernicana, ma insomma… Per miglioramenti e aggiunte che non stravolgano del tutto la filosofia della versione precedente si appongono un punto ed un numero dopo i primi. Semplice e tutto sommato efficace. Dopo “mani pulite” la seconda Repubblica – come venne definita – suscitò in tutti aspettative paragonabili quasi agli anni ’50: si sarebbe usciti da uno squallido sistema che si era impadronito negli anni dei gangli vitali della società e avremmo assistito, politicamente ed economicamente parlando, quasi ad un nuovo Rinascimento. La sigla è rimasta. Anzi: qualcuno ipotizza anche una terza Repubblica, non si sa bene su quali basi…Il fatto è che i miglioramenti sperati ed attesi non si sono materializzati. E qui ci sta bene un altro “anzi”… Nella vicina Francia si sono organizzati e hanno avuto ben 6 revisioni costituzionali profonde, modificando in modo significativo l’ordinamento dello Stato. Forse ne avevano più necessità di quanto noi percepiamo… Il fatto è, gentile direttore, che si parla da tempo di 2.0, 3.0… Nell’industria, ad esempio, siamo al 4.0 e non ce ne vorrà se – come medici impegnati nel curare i pazienti con risorse umane e strumentali sempre più mortificanti – non abbiamo grossa memoria delle versioni precedenti. A noi, da cittadini abbastanza comuni, pare che negli ultimi venti anni siano state più le crisi, le vendite, le SVENDITE, le chiusure di quanto in realtà la ns. industria sia progredita. Ma tant’è, se c’è un progresso per l’Italia saremo i primi ad esserne contenti. Anche perché dovremo – pare – accontentarci di quello, visto che verso la sanità pubblica non c’è sicuramente la stessa attenzione. In tempi non sospetti abbiamo reso doverosamente atto al min. Lorenzin di aver difeso strenuamente e con efficacia il rispetto dell’impegno di stanziamento che nelle ultime riunioni del C.d.M. dello scorso anno stava per “saltare”, ma allo stesso tempo abbiamo anche scritto, a più riprese, che le somme previste per il rinnovo dei contratti del pubblico impiego non garantiscono, a nostro avviso, una base sufficiente a rispondere alle minime aspettative di dignità retributiva che tutti i dipendenti meritano e che i medici aspettano da troppo tempo. Adesso non si parla più del contratto “alla Robin Hood”, ma non abbiamo la certezza che questo avvenga perché chi lo ha pensato se ne vergogni oppure si stia cercando di far la stessa cosa in modo surrettizio. Sia chiaro che il 30 novembre 2016 il Governo si è impegnato per scritto con CISL, CGIL e UIL a garantire un aumento stipendiale MINIMO GARANTITO di 85 euro, che non siano computati assieme agli 80 euro (che avevamo già abbastanza criticato), a corrispondere ulteriori somme per il salario accessorio, per superare una volta per tutte il precariato, per favorire la formazione. Ci sembra, però, che le idee siano poco chiare, al momento. 85 euro come minimo per i dipendenti vuol dire – per noi e per la logica normale delle cose – che in alcuni comparti si dovrà percepire una cifra maggiore, in ragione del diverso piede retributivo di partenza delle varie realtà. E per le aree della dirigenza, allora?!?!?! Si farà tutto con i 2 mld. Che – PARE, ma non è ancor certo – saranno stanziati? I numeri, gentile direttore, secondo noi ancora non tornano, ma non vogliamo metterci a giudicare prima di aver visto. Aspettiamo. Sia chiaro oltre ogni ragionevole dubbio, però, che se non vi fosse l’integrale rispetto degli impegni assunti per cancellare la vergogna di quasi un decennio di rinvii e mortificazioni…anche noi tireremmo fuori un numero: sarebbe un Governo da 4. Punto.   Lettera di Biagio Papotto

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